 In questa notte di San Lorenzo auguro a tutti, di poter esprimere tanti desideri....
La frase del giorno (da destra): "Denunciamo e respingiamo l'esproprio da parte della magistratura della funzione legislativa propria del Parlamento". L'altra frase del giorno (da sinistra): "Un fermo no a qualsiasi forma di eutanasia. Vogliamo Eluana viva."
Bisogna sapere che circa 500 membri della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana il giorno 31 luglio, ultima ora di una giornata carica di impegni arretrati come in uno di quegli uffici cari a Brunetta (sono stati approvati e trasformati in legge trattati firmati nel 1999, nel 2002, nel 2005 con paesi che avevano approvato quel trattato il mese dopo e che avranno già dimenticato di avere un impegno con l'Italia), hanno pensato bene di dedicare un'oretta frivola, fatta di dichiarazioni senza senso e di finte declamazioni su diritto alla vita, alla questione Eluana Englaro.
Quale questione? La Corte di Cassazione ha sentenziato che il padre di Eluana può chiedere ai medici di interrompere il sostegno forzato a una irreversibile stato vegetativo che dura da sedici anni. Come respingere una sentenza di civiltà? C'è un percorso. Folle, ma c'è.
S'intende che si sono ascoltate macabre arringhe del Popolo della Libertà (pronunciate a Montecitorio da ex avvocati di seconda fila e non da clinici al capezzale) secondo cui, dopo quasi due decenni, la destra prevede e si aspetta il risveglio. Ma l'espediente è il seguente: è vero che Camera e Senato, la sua destra, e i suoi crudeli credenti di destra e sinistra, non hanno mai legiferato, e che anzi, una maggioranza trasversale di deputati e senatori Vaticani, ha impedito tutto in materia di fine della vita, compreso il Testamento Biologico, attraverso la trovata di bollare tutto come "eutanasia".
Ma questo Parlamento non solo esige il blocco di ogni legge. Esige anche il blocco di ogni sentenza. Ovvero io non faccio la legge. E tu - Giudice - devi dire: "Che peccato, io l'avrei una decisione da prendere per una simile tragedia che inchioda il padre per sedici anni al capezzale della figlia spenta per sempre. Ma non posso farne una sentenza perché loro (deputati e senatori) non hanno voluto farne una legge. E io, senza legge, non parlo".
In questo modo il blocco dura per sempre. E il Santo Padre è servito. Solo quello che dice Lui è legge. Per gli altri basta astenersi e tacere. E per chi cade nella tragedia di Eluana e del padre di Eluana, fatti loro. Ci mancherebbe che deputati e giudici debbano farsi carico dei dolori del mondo. E così una danza macabra ha avuto luogo a metà giornata nell'Aula della Camera dei Deputati, il 31 luglio.
Invano qualche laico e qualche giurista hanno tentato di riportare il Parlamento a un comportamento più decoroso. La vergogna infatti sta nell'idea di un Parlamento - Camera e Senato - che denuncia un giudice e la sua sentenza alla Corte Costituzionale con l'espediente: niente legge (non la faremo mai), niente sentenza (benché il giudice abbia avuto il coraggio di farla ispirandosi ai fondamenti del diritto della Costituzione e della civiltà democratica).
La vergogna sta nella conclusione. Dopo il Senato anche la maggioranza della Camera ha votato la denuncia di una sentenza civile e coraggiosa di un giudice che ha scelto di dire "Qui qualcuno deve decidere. Basta gioco sul dolore".
Ma la vergogna continua quando si apprende che anche la Procura Generale ha impugnato la sentenza, bloccandone l'esecuzione (il Parlamento non poteva) facendo proprie, alla lettera, le ragioni vaticane della Chiesa e del Parlamento, stessi concetti, stesse parole.
La lezione è tremenda. Dice in modo perentorio "ERGA OMNES": NON ILLUDETEVI. NON C'E UNA CIVILE VIA D'USCITA. NON IN ITALIA. NON OGGI.
di docenti precari milano |
Data la recente proposta di Umberto Bossi di riformare la Pubblica Istruzione a seguito della seconda bocciatura consecutiva del figlio Renzo all'esame di maturità, Noi, firmatari del presente statuto, supplichiamo il Preside del Liceo "Bentivoglio" di Tradate di promuovere Renzo Bossi e di scongiurare il declino culturale delle future generazioni annunciato nelle parole del Ministro Delle Riforme e che riportiamo qui sotto:
Da Corriere.it:
«Dopo il federalismo bisogna passare anche alla riforma della scuola. Non possiamo più lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Il problema della scuola è molto sentito perchè tocca tutte le famiglie» ha aggiunto Bossi . «La Padania ormai è nel cuore di tutti. Noi ai bambini la insegnamo fin da quando nascono, insegnamo loro che non siamo schiavi e non lo siamo mai stati», sottolinea il Senatur spiegando che sul fronte della scuola «tutto quello che dico è la verità. Un nostro ragazzo (suo figlio Renzo ndr) è stato "bastonato" agli esami perchè aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo».
Il leader della Lega Nord Umberto Bossi ha chiamato sul palco la parlamentare leghista Paola Goisis, della commissione Cultura della Camera, che sul fronte della scuola ha rilanciato: «Gli studenti italiani sanno tutti i sette re di Roma ma non sanno neppure un nome di un doge della Repubblica Serenissima». «Dopo trent'anni di scuola di sinistra, di esami di sinistra, di professori di sinistra, di presidi di sinistra -ha stigmatizzato la parlamentare del Carroccio- i nostri ragazzi sono disorientati. I nostri studenti hanno bisogno di essere guidati da uno come Umberto Bossi. E non è possibile che vengano professori da ogni parte a togliere il lavoro agli insegnanti del Nord. Loro vogliono sentir parlare solo di Pirandello e Sciascia e non di un federalista come Carlo Cattaneo».
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docenti precari di milano http://www.milanoprecari.altervista.org |
 Musica e design, un connubio sempre più sofisticato. Minimal, elegante e tecnologico: tre aggettivi per la “piattaforma” Waaz Al del designer Jean Luois Frechin (un amante del design tecnologico). Sembra una semplice mensola per appoggiare libri o CD, per arredare casa con un tocco di stile, ma Waaz Al è molto più di quel che sembra. Dietro il suo alone di semplicità si cela l’ultima trovata del mondo del design per ascoltare la musica. Usarla è semplicissimo ed emozionante (vi consiglio di vedere il video). Niente cassettini da aprire o perdite di tempo varie, per dare vita alla musica basta appoggiare la custodia del disco sulla mensola “magica” ed il gioco è fatto! Vedere per credere.. Niente magia, è ovvio. Il sistema è gestito dalle celeberrime targhette RFID, anche in questo progetto le protagoniste indiscusse. La mensola (realizzata in legno) include al suo interno un lettore RFID; una volta letto il codice, Waaz Al riconosce il cd ed esegue tutte le tracce. Interessante è anche il pannellino di controllo tracce (che si attiva solo quando le canzoni sono in esecuzione), tastini luminosi e touch, presenti subito sotto lo strato di copertura della mensola. Grazie ai sistemi WiFi è possibile anche ascoltare la radio. Dopo gli oggetti-scultura e le poltrone della Sony Design per ascoltare la musica, questi mi sembrano un’alternativa molto tecnologica ed emozionante. La compriamo?
 Rotterdam, scenario di progetti ecosostenibili e innovativi come la discoteca Off-Corso. “Per ogni passo che muoviamo produciamo energia…” e allora perché non provare a catturarla e utilizzarla come fonte di energia pulita e rinnovabile? E’ quello che succede a Rotterdam, nella discoteca Off-Corso, la prima discoteca ecologica al mondo. Il locale, infatti, proprio grazie al movimento creato dai clienti che danzano in pista, riesce a produrre energia ed utilizzarla per illuminare ed animare il locale. Tutto questo grazie ad uno speciale pavimento, al di sotto del quale sono posizionate delle apparecchiature in grado di trasformare le variazioni di pressione, dovute ai clienti “danzanti”, in energia elettrica da utilizzare per movimentare il locale. Un progetto verde, unico nel suo genere, davvero interessante. Sarebbe bello avere cose del genere anche in Italia no? 
Iran: prove generali - 5/7/08  | di Christian Elia - Peacereporter.net
Al Pentagono sono sicuri: Israele è pronto a bombardare i siti nucleari in Iran prima della fine dell'anno. A Washington ne sono sicuri: mancano solo due passi e poi, prima della fine dell'anno, l'esercito israeliano attaccherà l'Iran, nel senso che ne colpirà le installazioni nucleari. La notizia è stata diffusa oggi dal network televisivo statunitense Abc, che cita fonti del Pentagono, il ministero della Difesa Usa. | Ancora due gradini. Solo due passi, che l'ufficiale Usa definisce due red line, due linee rosse. Il primo sarebbe, secondo l'alto ufficiale Usa (del quale non viene rivelato il nome), l'eventuale accelerazione dell'attività di arricchimento dell'uranio nella centrale nucleare iraniana di Natanz, passo determinante per arrivare alla fabbricazione della bomba atomica da parte di Teheran. La fonte militare ha specificato all'Abc che, secondo l'intelligence Usa e israeliana, l'Iran potrebbe entrare in possesso di una testata atomica non prima della fine di quest'anno o dell'inizio dell'anno prossimo, ma secondo il Pentagono l'esercito israeliano si muoverebbe prima. Il secondo passo è quello dell'acquisto da parte del governo iraniano dei sistemi missilistici SA-20, l'ultima generazione di batterie di vettori terra _ aria da utilizzare in funzione anti aerea, di fabbricazione russa. Anche in questo caso, sempre secondo la fonte del Pentagono, Israele non aspetterebbe che i missili siano in Iran e vengano dislocati, ma agirebbe appena ottenuta prova dell'avvenuto acquisto da parte di Teheran.
Prima dell'era Obama. La decisione da parte d'Israele sembra presa, dunque, quale che sia il vincitore delle prossime elezioni presidenziali negli Usa. Secondo il Pentagono, infatti, l'attacco alle installazioni nucleari iraniane potrebbe avvenire prima della nomina di Barack Obama o John McCain alla Casa Bianca.
Anche perché, unico candidato a farlo, Obama ha dichiarato in campagna elettorale di essere disponibile a incontrare la Guida Suprema della rivoluzione islamica, l'ayatollah Khamenei, senza porre precondizioni. I vertici militari d'Israele, pur essendo da sempre legati a Washington, non vogliono correre il rischio di trovarsi di fronte un presidente Usa che impedisca loro di portare a segno un'operazione simile a quella condotta contro l'Iraq, nel 1981, quando l'aviazione di Tel Aviv distrusse la centrale nucleare di Osirak.
Le novecento miglia. Di fronte alle rivelazioni dell'ufficiale Usa, prende tutto un altro aspetto la grande esercitazione militare svolta nel Mediterraneo, durante la prima settimana di giugno, dall'aviazione israeliana.
''Non era un'esercitazione, ma una fondamentale prova generale'', ha commentato il militare intervistato dall'Abc. ''I militari israeliani hanno condotto la simulazione di attacco ad alto livello, per dimostrare ai vertici politici di essere pronti a portare a termine con successo l'operazione in Iran''. Lo spiegamento di forze, come è stato raccontato dal New York Times, sembra dare ragione alla fonte del Pentagono: almeno cento cacciabombardieri F-15 e F-16, supportati da elicotteri che simulavano il recupero di piloti abbattuti, hanno sorvolato i cieli della Grecia. Il governo di Tel Aviv non ha mai confermato lo scopo delle esercitazioni, ma al Pentagono sono sicuri che si trattasse delle prove generali di attacco all'Iran. Inoltre, come racconta il Nyt, sono stati effettuati rifornimenti in volo fino a 900 miglia di distanza da Israele. Più o meno la distanza che c'è tra Israele e Natanz, in Iran.
Leggi-canaglia Una tranquilla giornata criminale Come sarà la vita in Italia ora che saranno sospesi i processi per decine di reati? Un racconto firmato dall'autore di "La giostra dei criceti" (Einaudi, 2007) e "Sangue Marcio" (Fazi, 2005).
di Antonio Manzini
Avevo appena finito di massacrare mia moglie sbattendole la faccia contro lo stipite della porta (1) quando la vicina suonò il campanello di casa mia. Le aprii, voleva sapere il perché di tutto quel bordello. La presi a ceffoni e me la scopai seduta stante sulla poltrona di nonna buonanima (2) che tengo in ingresso per ogni evenienza. Le strappai la borsa (3) e uscii di casa rilassato per affrontare la mia giornata di lavoro quotidiano. Dentro la borsa solo venti euro. ‘Sta pezzente. Buttai tutto nel cassonetto. Non so, forse avevo esagerato con la sambuca nel caffè, ma quella mattina la testa girava come una giostra di calcinculo. In più mi ero scordato di mettere le lenti a contatto e gli occhiali mi s’erano rotti mentre trombavo la vicina. Presi lo stesso la macchina e imboccai la Cristoforo Colombo. Non vidi la vecchia col girello che stava attraversando sulle strisce e la speronai col muso della mia saab (4). Guardai nello specchietto retrovisore. Stava per terra e non si muoveva più, ma che col cazzo che mi fermai (5). Speravo solo non mi avesse rovinato il parafango che avevo appena cambiato per soli 700 euro, ma si sa i pezzi di ricambio della saab sono i più costosi sul mercato. Prima di andare nel mio ufficio decisi che era il caso di fare una puntatina da Gigi, il macellaio di via Ostiense. Quando mi vide entrare sbiancò. Io non dissi un parola. Tirai fuori la beretta che m’aveva regalato er Ciancicone (6) e la posai guardandolo sul bancone del negozio. “Antò, me devi scusa… ma io adesso…” “Hai rotto er cazzo.” Gli dissi “che c’eravamo detti?” gli avevo prestato settemila euro una settimana prima. E ora me ne doveva 14 mila (7) regolare, secondo le norme dei prestiti gli avevo chiesto anzi una percentuale di due punti più bassa rispetto a Pietro er Molosso. Mi guardò. “Nun ce l’ho Anto’” “E vabbè. Io torno stasera. Ma stasera so’ 23 mila. Statte bene” Uscii dal negozio. Solo che avevo bisogno di soldi, nel pomeriggio dovevo pagare l’anticipo a Giògiò e ai Mileto per entrare nell’affare. Tre camion aspettavano fermi sul GRA per scaricare la roba nella cava della Tiburtina e io non mi volevo far scappare l’affare. Dove le ritrovi duecento tonnellate di rifiuti radioattivi da smaltire (8) oggi la concorrenza è sleale. Allora mi infilai gli occhiali e entrai nell’ufficio postale. Tirai fuori la pistola coi numeri limati e prelevai tranquillamente una trentina di migliaia di euro (9). Avevo i soldi per Giogiò. Giogiò era proprio un caro amico. Due settimane prima c’eravamno fatti l’appartamento di suo zio, che era un collezionista, abitava in un attico a Trastevere senza allarmi. (10) C’eravamo conosciuti un anno fa, quando tenevamo segregata la figlia dell’industriale dei biscotti e avevamo usato casa di mia nonna buonanima per nascondere quella scassacazzi viziata (11). Giogiò è proprio un grande. Lui mi ha insegnato a fare entrare le albanesi (12) in Italia e metterle sulla strada a fare i soldi (13). Solo che è un business che lascio volentieri, non appena Paolo mi dice come sono andate le nostre cose… Potevo andare in ufficio tranquillo a fare il mio lavoro. Accesi il mio pc e mi scaricai una dozzina di film in prima visione (14). Poi mi ricordai del portiere del mio stabile. Era vecchio e ignorante, gli avevo appena soffiato temila euro (15) per dargli in cambio un po’ di quei ragazzini nudi sui quali la sera lui ci si ammazzava di seghe. Mi feci un giro e stampai una trentina di foto per Pierino (16) e mi domandavo che ci trovava nei ragazzini che facevano porcate ai vecchi? Ma a lui piacevano e pagava bene. Tanto basta, no? Aprì la porta del mio box il mio vecchio amico Paolo. Raggiante. La cosa era andata in porto. Ce ne andammo al bar Palombini a festeggiare. La nostra società non esisteva più. Eravamo riusciti a vendere 12 appartamenti di cui non eravamo proprietari grazie a un finto notaio che ci fece gli atti (17) poi Paolo stamattina aveva trasferito tutti i soldi a Nassau e ora, tranquillo, nel pomeriggio poteva andare a dichiarare bancarotta (18). Una roba da due milioni a testa. C’era da stare tranquilli per parecchi anni. Nessuno ci avrebbe visto né avrebbe saputo della nostra partenza per le lontane isole. Avevo due passaporti maltesi fatti dar cecato, il migliore sulla piazza (19), che avrebbero fatto perdere le nostre tracce. Era il momento di lasciare il paese per un po’. Trovai casa vuota e un biglietto di mia moglie. Se n’era andata, la stronza. La cattolica dei miei coglioni. Però sei settimane prima quando ho portato sua figlia a casa di Lucrezia a sgravare quello schifo che si teneva in pancia, dov’erano le sue convinzioni religiose? (20) Vabbè, vai a fare del bene. Prima di partire preparai una valigia e i documenti coi piani dell’azienda per cui lavoravo. Li avevo trafugati di notte grazie sempre a Giogiò e ora me li pagavano una discreta sommetta. Chiusi tutto in una busta e uscii a spedirla. Mi ricordai il macellaio. Ma ormai era notte e aveva già chiuso. Mi toccò andare a prendere una tanica di benzina e dargli fuoco al negozio (21) sticazzi dei ventimila euro, una spiaggia bianca e due milioni di euro mi aspettavano a nove ore di volo da Fiumicino. Mentre portavo la mia saab all’aeroporto riflettevo sulla mia vita. Su come le cose si fossero messe bene. Gettai la sigaretta dal finestrino. Potevo andare a pensare che avrei scatenato il più grande incendio della pineta di Castelfusano di tutti i tempi? (22)
Finalmente al gate mi sedetti insieme a Paolo a sfogliare il Messaggero, che è l’unico giornale che riesco a leggere. E lessi. Avevano appena fatto una nuova legge che mi sembrava molto interessante. Paolo mi disse che non c’era più niente da temere. E che finalmente l’Italia stava diventando un paese come dio comanda grazie a quest’uomo che ci dava una mano concreta, mica chiacchiere. Berlusconi. Io penso che ce l’abbia mandato la provvidenza. Potevo tornare in Italia e stare tranquillo, continuare i miei affari, vivere felice e e libero in un bel paese democratico. Certo, mi sarebbe piaciuto aggiustare quel processo che ancora pendeva sulla mia testa, quando avevo corrotto un giudice patrimoniale (23). Ma poi scoprii che anche quello era un pensiero che non avevo più. Incredibile, ero nella stessa situazione del primo ministro. Mi sentii veramente importante se avevo gli stessi cazzi giudiziari che aveva lui, coi suoi miliardi e il suo potere. Mi si gonfiò il petto d’orgoglio. Ero sulla strada giusta. Chissà, magari un domani, su quella sedia a Palazzo Chigi…vabbè, non corriamo con la fantasia. Ci penserò dopo, al rientro, mi dissi. Intanto una vacanzina a Nassau non me la toglieva nessuno. Me l’ero meritata ecchecazzo!
1) Maltrattamenti in famiglia 2) Stupro e violenza sessuale 3) Furto con strappo 4) Omicidio colposo per norme sulla circolazione 5) Omissione di soccorso 6) Porto e detenzione di armi calndestine 7) Usura 8) Traffico di rifiuti e associazione per delinquere 9) Rapina 10) Furto in appartamento 11) Sequestro di persona 12) Immigrazione clandestina 13) Sfruttamento della prostituzione 14) Reati informatici 15) Circonvenzione di incapace 16) Detenzione di materiale pedo-pornografico 17) Falsificazione di documenti pubblici 18) Bancarotta fraudolenta 19) Detenzione di documenti falsi per l’espatrio 20) Aborto clandestino 21) Incendio 22) Incendio boschivo 23) Corruzione giudiziaria
Bush si prepara ad attaccare l'Iran
Lunedì, 30 giugno 2008 George W. Bush, con il sostegno del Congresso a maggioranza democratica, da mesi sta concretamente "preparando il campo di battaglia" per l'attacco contro l'Iran per eliminare il programma nucleare iraniano. Il presidente ha ottenuto dalla fine del 2007 quattrocento milioni di dollari con cui estendere le operazioni clandestine coordinate dalla Cia e dalle forze speciali del Pentagono per "destabilizzare la leadership religiosa" di Teheran.
E' quanto scrive sul 'New Yorker' Seymour Hersh, il piu' famoso giornalista investigativo d'America, secondo cui dalla fine del 2007 il presidente Bush ha firmato un ordine esecutivo ('Presidential Finding') per autorizzare queste operazioni clandestine, con la collaborazioni di formazioni locali ostili al regime sciita-persiano iraniano.
Decreto, sottolinea Hersh, di cui i vertici dell'Asinello non solo erano perfettamente a conoscenza ma che hanno anche appoggiato. Il tutto nonostante la disponibilita' del loro candidato alla Casa Bianca, Barack Obama, a trattare direttamente con Teheran per risolvere la querelle nucleare.
L'amministrazione ottenne il via libera sia del presidente della Camera, Nancy Pelosi, che dalla cosiddetta "Banda degli Otto", la Commissione Servizi Segreti del Congresso, guidata dal senatore democratico John D. Rockefeller e dal deputato Silvestre Reyes, tutti esponenti di spicco democratici.
Le azioni, che hanno portato anche alla cattura di membri delle forze 'Al Quds', i commando dei Pasdaran (la Guardia Rivoluzionaria iraniana), vedono il coinvolgimento sul terreno di alcune formazioni della minoranza araba locale. Tra queste alcune che in passato erano finite nella lista nera di Washington come i sunniti 'Jundallah' (Movimento popolare di resistenza iraniano), considerato da alcuni esperti vicino a al Qaeda.
Tra gli altri il gruppo 'Ahwazi' e gli indipendentisti baluci, oltre che i Mujaheddin-e-Khalq (Mek) e i separatiti curdi (Pjak).
Tra quanti sanno del piano di Bush, racconta Hersh, uno dei principali oppositori e' proprio il segretario alla Difesa Robert Gates. Il capo del Pentagono in un incontro con alcuni esponenti democratici ha raccontato, "parlando a titolo personale", che con un attacco preventivo contro Teheran, "creeremo una generazione di jihadisti lasciandola in eredita' ai nostri nipoti che dovranno combatterli qui in America".
La notizia dell'incontro e l'argomento discusso, ma non il virgolettato di Gates, scrive Hersh, e' stata confermata dal Pentagono non sarebbe appoggiato Hersh, premio Pulitzer, e' stato autore di alcuni dei piu' grandi scoop della storia del giornalismo americano, come le torture del carcere di Abu Ghraib a Baghdad e il massacro di 'My Lai' in durante la Guerra in Vietnam.
Il morso del Caimano
 | di Curzio Maltese - da la Repubblica È un po' ingenuo, anzi molto, stupirsi che Berlusconi sia tornato Caimano. Se esiste una persona fedele a se stessa, oltre ogni umana tentazione di dubbio o di noia, questa è il Cavaliere. Era così già molto prima della discesa in politica, con la sua naturale carica eversiva, il paternalismo autoritario, l'amore per la scorciatoia demagogica e il disprezzo irridente per ogni contropotere democratico, a cominciare dalla magistratura e dal giornalismo indipendenti, l'insofferenza per le regole costituzionali, appresa alla scuola della P2. | Il problema non è mai stato quanto e come possa cambiare Berlusconi, che non cambia mai. Piuttosto quanto e come è cambiata l'Italia, che in questi quindici anni è cambiata moltissimo. In parte grazie all'enorme potere mediatico del premier. Ogni volta che Berlusconi ha conquistato Palazzo Chigi ha provato a forzare l'assetto costituzionale e per prima cosa ha attaccato con violenza la magistratura. Lo ha fatto nel 1994 con il decreto Biondi, primo atto di governo; nel 2001, quando i decreti d'urgenza sulla giustizia furono presentati prima ancora di ricevere la fiducia; e oggi. Con una escalation di violenza nei toni e, ancor di più, nei contenuti dei provvedimenti. Il pacchetto giustizia di oggi è più eversivo della Cirami e del lodo Schifani, a sua volta più eversivi del "colpo di spugna" del '94. Ma, alla crescente forza delle torsioni imposte da Berlusconi agli assetti democratici, ha corrisposto una reazione dell'opinione pubblica sempre più debole. Nel '94 la rivolta contro la "salva-ladri" azzoppò da subito un governo destinato a durare pochi mesi. Nel 2001 i "girotondi" inaugurarono una stagione di movimenti, con milioni di persone nelle piazze, che si tradussero fin dal primo anno in una serie di pesanti sconfitte elettorali per la maggioranza di centrodestra, pure larghissima in Parlamento. La terza volta, questa, in presenza di un tentativo ancora più clamoroso di far saltare i cardini della magistratura indipendente, la reazione è molto debole. L'opposizione, accantonate le illusioni di dialogo, annuncia una stagione di lotte, ma non ora, in autunno. La cosiddetta società civile sembra scomparsa dalla scena. I magistrati sono gli unici a ribellarsi con veemenza, ma sembrano isolati, almeno nei sondaggi. Quasi difendessero la propria corporazione e non i diritti e la libertà di tutti, così come l'hanno disegnata i padri della Costituzione. Ecco che la questione non è che cosa sia successo a Berlusconi (nulla), ma che cosa è successo al Paese. Siamo davvero diventati un "paese un po' bulgaro", come si è lasciato sfuggire il demiurgo pochi giorni fa? La risposta, purtroppo, è sì. In questo quarto di secolo che non ha cambiato Berlusconi, l'Italia è cambiata molto e in peggio, il tessuto civile e sociale si è logorato, il senso comune è stato modellato su pulsioni autoritarie. Molti discorsi che si sentono negli uffici, nei bar, sulle spiagge oggi, da tutti e su tutto, si tratti di immigrazione o di giustizia, di diritti civili come di religione, di Europa o di sindacati, nell'Italia del '94 sarebbero stati inimmaginabili. Il berlusconismo è partito dalla pancia di un Paese dove la democrazia non si è mai compiuta fino in fondo, per mille ragioni (ragioni di destra e di sinistra), ma ora ha invaso tutti gli organi della nazione ed è arrivato al cervello. La mutazione genetica della società italiana è evidente a chi ci guarda da fuori. Perfino negli aspetti superficiali, di pelle: non eravamo mai stati un popolo "antipatico", com'è oggi. Più seriamente, il ritorno di Berlusconi al potere e le sue prime e devastanti uscite hanno evocato i peggiori fantasmi sulla scenainternazionale. Si tratta però di vedere se il "caso Italia" è tale anche per gli italiani. Se nell'opinione pubblica esistano ancora quei reagenti democratici che hanno impedito nel '94 e nel 2001 la deriva, più o meno morbida, verso un regime. I segnali sono contraddittori, la partita è aperta. Certo, in questi decenni la forza d'urto del populismo berlusconiano è andata crescendo, così come la presa su pezzi sempre più ampi di società. Non si tratta soltanto di potere delle televisioni o dell'editoria, ma di una vera e propria egemonia culturale. E sorprende che nell'opposizione, gli ex allievi di Gramsci, ancora oggi, a distanza di tanto tempo, non comprendano i meccanismi e la portata della strategia in atto. Altro che "l'onda lunga" di craxiana memoria. Anche loro, purtroppo, non cambiano mai. Si erano illusi (ancora!) di trasformare Berlusconi in uno statista, offrendogli un tavolo di trattative. S'illudono (ancora!) di poter resistere con la politica del "giù le mani" e con l'arroccarsi nelle regioni rosse, che sono già rosa pallido e rischiano prima o poi di finire grigie o nere. In attesa di tempi migliori. Non ci saranno tempi migliori per l'opposizione. Bisogna trovare qui e ora il coraggio di proposte forti e alternative al pensiero unico dominante, invenzioni in grado di suscitare dibattito e bucare così la plumbea egemonia "bulgara" dell'agenda governativa. Bisogna farsi venire qualche idea, anzi molte, una al giorno, per svegliare l'opinione pubblica democratica dal torpore ipnotico con cui segue gli scatti in avanti di Berlusconi. Lo stesso torpore ipnotico che coglie la preda davanti alle mosse del caimano. Che alla fine, attacca. |
Il Pre e il Pap. Dramma teologico neurologico in un atto
 | di Stefano Benni - da il Manifesto Pre: Buongiorno Sua Santità. Pap: Buongiorno signor premier... sono lieto di questo incontro, utile a rafforzare i legami che uniscono la nostra chiesa al vostro stato e alla fattiva collaborazione che... Pre: Mi scusi Santità ma abbiamo solo mezz'ora e vorrei venire al dunque. | Pap: Prego? Pre: Al dunque, al vero motivo della mia visita. Dunque, io non sono contento di voi... Pap: Ma come? Con tutto il sostegno che vi abbiamo dato, lo IOR, i cardinali, i vescovi... Pre: No. Io non sono contento... del suo superiore... Pap: Intende dire? Pre: Proprio di Lui. Mi spiego. Io non dovrei avere più pensieri, né problemi. Sono uno statista che ha fallito due volte e mi hanno rieletto. Sono dieci volte più ricco di quando ho cominciato a fare politica. L'opposizione mi regge lo strascico. E a forza di leggi ad personam, sono intoccabile. Sto eliminando i giudici, la magistratura, i processi, ripulendo la stampa, nessuno potrà più sfiorarmi... Pap: E allora? Pre: A allora? Non vede come sono esasperato, con quanta rabbia continuo ad accanirmi, a dire che ce l'hanno tutti con me, a tentare di spegnere ogni critica... e che cos'è questo secondo lei? Pap: Uh, credo di capire. Pre: Esatto. È questa maledetta coscienza, il senso di colpa, il sapere cosa veramente sono. Crede lei che se fossi convinto di essere innocente, se fossi sereno e in pace con me stesso, mi darei tanto da fare? No, ho sempre quel rovello, quel rimorso, quel coltello nel fianco. Pap: Ma figliolo,bisogna accettare... Pre: No Santità scusi se glie lo dico ma il Suo Superiore ce l'ha con me. Continua a torturarmi. E io non so più che leggi fare, che televisioni e giornali comprare, che bugie dire. Continuo a sentirmi colpevole e disonorato, vivo come se fossi un evaso, e ogni mio atto lo denuncia. Pap: Ma Lui non c'entra... Pre: C'entra, c'entra. C'entra fin dall'inizio. Lui è prevenuto. Guardi come mi ha fatto piccolo, guardi cosa devo fare per coprire i segni della sua palese inimicizia. E non solo mi ha fatto cadere i capelli, ma mi arrovella, mi fa rosicare, non mi fa dormire la notte. Insomma lei deve intervenire contro questa persecuzione... Pap: Premier, io posso dire ai vescovi di intervenire nel dibattito politico, posso darle dei consigli su come investire, possoassolverla, manon posso parlare direttamente con Lui... Pre: Come sarebbe a dire! Che capo è lei? Se lei è il capo, deve avere il filo diretto, il telefono rosso, come Bush! Deve parlare con Lui e dire che lo ricuso. Pap: Ma lei bestemmia! Pre: Uffa, sono stanco di dover dimostrare la mia innocenza sapendo benissimo che non sono innocente. Quindi lo ricuso. Sceglierò un altro Dio. Pap: Orrore! Pre: Sì, Letta e Schifani stanno compilando una lista di centoventi divinità pagane. Ci metto niente, a sostituire il crocefisso nelle scuole con un totem. Faccia qualcosa o le tasso gli immobili! Pap (barcollando): No,questo no. Pre: Allora agisca subito. Deve dire al suo capo che la smetta di avercela con me, che non voglio avere più rimorsi, né rodermi l'anima. Pap: Sì, ma praticamente cosa vuole? Pre: Voglio che in luogo e data certa, in modo che le televisioni possano riprendere l'evento, le nubi si squarcino e dall'alto scenda una luce, un angelo, o qualcosa di altrettanto gradito all'audience, e che una voce tonante dica al mondo: quest'uomo è un martire, quest'uomo è innocente, quest'uomo è assolto, nessuno lo tocchi più. Pap: Non credo che si possa fare... Pre: Si può, si può, lei deve avviare l'operazione SSS, Silvio Santo Subito. Non saboti il dialogo! Se si rifiuta, si prepari pure a trasferire altrove il Vaticano, che ne dice del deserto libico? Pap: No, la prego. Ciò che chiede è difficile... Pre: Lei ha tre giorni di tempo. Dopodiché io ricuserò lei e il suo datore di lavoro. Pap: Mi lasci sette giorni. Pre: Va bene. Allora devo andare, ecco il regalo che le avevo portato. Un mio ritratto di dieci metri da mettere al posto del Cenacolo. Pap: Ecco il regalo per lei. Una palla di vetro con la neve artificiale e dentro un nano. Pre (furente): Lo vede? Anche lei è d'accordo con lui. La ricuso! Lei è prevenuto! Lei mi perseguita (cerca di aggredirlo, si scontra con le guardie svizzere. Il seguito è soggetto alla censura per le intercettazioni). |
Cinque marinai sopravvivono ad un naufragio, trovando scampo su un’isola deserta. Nella sfortuna del disastro navale, si consolano perchè la situazione in cui si sono venuti a trovare non è poi così drammatica: l’isola sembra piccola, ma ben fornita d’acqua dolce; non si sono visti animali pericolosi, anzi: l’unico mammifero incontrato è una scimmietta molto socievole che si è subito aggregata al loro piccolo gruppo. Nonostante la stanchezza, i cinque riescono a raccogliere lungo la spiaggia un certo numero di noci di cocco, che ammucchiano ordinatamente nell’improvvisato accampamento. Poi, distrutti dalla stanchezza, decidono di mettersi subito a dormire rinviando al giorno successivo la divisione delle noci. Ma un po’ per i morsi della fame, un po’ per la paura che l’indomani si possa scatenare una feroce gazzarra per la divisione del bottino, uno dei naufraghi si sveglia. Si avvicina al mucchio di noci e lo divide in cinque parti uguali; a dire il vero, nel fare i cinque mucchi uguali si accorge che avanza una noce, ma per non complicarsi la vita la toglie dal mucchio, la regala alla scimmia e non ci pensa più. Prende quindi uno dei cinque mucchi, lo nasconde in un luogo segreto, quindi riunisce in un solo grande mucchio i quattro quinti residui, e se ne torna a dormire. Poco dopo, si sveglia un altro naufrago: manco fosse il fratello gemello del primo, si ritrova a fare lo stesso identico ragionamento e le stesse identiche operazioni:divide ilmucchio in cinque parti, regala alla scimmia una noce d’avanzo, toglie e nasconde uno dei cinque mucchi, riammucchia i restanti quattro e torna a dormire. Ovviamente, la ferrea legge della narrazione matematica esige che tutti e cinque, uno dopo l’altro, compiano in segreto questa serie di azioni. Al mattino, il mucchio residuo è decisamente più piccolo di quello della sera prima, ma siccome tutti hanno il loro bravo scheletro nell’armadio si guardano bene di sollevare dei dubbi. Finisce allora che fanno tutti finta di niente e passano a dividere quest’ultimo mucchio in cinque parti uguali; si rallegrano del fatto che non avanza nessuna noce dalla divisione (la scimmietta invece ci rimane malissimo), si prendono ognuno una delle parti così ottenute, e non ci pensano più. Stanti così le cose, quante erano, come minimo, le noci che componevano il mucchio originario?
Tema: il pesce puzza dalla testa di marco donati La notizia da repubblica.it
ROMA - Per chi ama e studia la poesia, c'era Montale. Chi segue l'attualità nei suoi vari aspetti, ha potuto scegliere la condizione della donna, la sicurezza sul lavoro, la Costituzione, la percezione dello straniero nella letteratura e nell'arte. Quei tanti che si sono buttati sul tema generale, che richiede meno studio, ma rischia di essere un'arma a doppio taglio, hanno optato per la comunicazione delle emozioni nell'era degli sms.
L'errore. Sono queste le tracce della prova di italiano di quest'anno. Con un giallo. La poesia tratta da "Ossi di Seppia" di Eugenio Montale è presa a spunto per chiedere di commentare "il ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile" e "il ricordo della donna" che è "condensato nel suo viso e nel suo sorriso". Ma già dopo poche ore in molti, negli ambienti letterari, facevano notare che il futuro premio Nobel l'aveva dedicata al ballerino russo Boris Kniaseff, come testimonia la dedica "a K". Le reazioni, non si sono fatte attendere. Non solo. In serata arriva la seconda doccia fredda: gli errori sono due. La didascalia della statua allegata al tema sullo straniero è sbagliata.
L’altalena delle emergenze
Ho sempre avuto l'impressione che in Italia ci fosse sempre un'emergenza. Non ci fosse mai un momento in cui ce n'erano 2 o 3 o un momento in cui non ce ne fosse nessuna, come se avessimo costantemente bisogno di sentire che c'è da preoccuparsi di qualcosa, ma entro certi limiti. Ho memoria di emergenze di tutti i tipi, dalle più serie alle più incredibili: emergenza video-poker, pitbull, baby-gang. Con il motore di ricerca sviluppato dall'Associazione BayesFor, possiamo quantificare quanto si parla di ciascuno argomento, possiamo anche andar a recuperare gli articoli che hanno generato l'apparire sulle pagine web dei siti di informazione delle parole. Internet, questo flusso continuo di informazioni, può essere ri-letto, studiato... E spesso un grafico conta più di tante parole.  Associazione BayesFir
La scuola che mi fa sperare
di Ennio Remondino - Tema in classe in seconda liceo classico. “A proposito delle festività del 25 aprile e del 1° maggio, il neopresidente della Camera Gianfranco Fini ha dichiarato: “ La festa della libertà e la festa del lavoro non possono essere festa di qualcuno ma di tutti gli italiani perché libertà e lavoro sono valori in cui si riconosce tutto il nostro popolo”. Commenta questa affermazione ”. Svolgimento. “Il 25 aprile, come tutti sappiamo, è un giorno di festa in cui si celebra la liberazione del popolo dalle catene nazifasciste ed il trionfo della libertà sull'oppressione. Perciò, la recente elezione al governo del “Popolo delle Libertà” appare, almeno sul piano etimologico, in piena sintonia con tale festività. Da pochi giorni è trascorsa anche la ricorrenza del Primo Maggio, dedicata ai lavoratori di tutto il mondo e soprattutto a quei lavoratori che hanno perso la vita facendo il loro mestiere. Dobbiamo perciò gioire del recente risultato elettorale: chi, infatti, meglio di Silvio Berlusconi può rappresentare la classe dei lavoratori? Chi se non colui che, grazie al lavoro e a ingenti sacrifici, si è collocato tra le persone più ricche ed influenti dell'intero pianeta?”. “Un altro fatto che dovrebbe rallegrarci è l'ascesa in Parlamento di un Partito come la Lega Nord. Proprio come fecero i nostri nonni partigiani, i leghisti si prefiggono come obiettivo primario la liberazione dei nostri territori dagli invasori stranieri. Sono disposti a tutto pur di riuscirci, persino, nonostante la loro indole pacifica, a posare le zappe e ad imbracciare i fucili. Purtroppo, in Italia, esistono anche alcune malelingue che dipingono questo partito come dei razzisti in grado solo di gridare slogan assurdi e di sventolare le loro bandiere. Come si fa ad insinuare tali sciocchezze? Come si può non essere grati a queste persone che, con il sangue e con il sudore, difendono strenuamente le nostre terre?”. “Un altro motivo di festeggiamento dovrebbe essere l'elezione al Campidoglio di Giovanni Alemanno, integerrimo cittadino nonché strenuo sostenitore della politica sociale. Abbiamo visto come egli, dopo soli pochi giorni, si stia adoperando per liberare dalla sua orribile cella vitrea un monumento importante come l'Ara Pacis, simbolo di Roma e dell'Impero e di tutti quei valori che tutt'oggi andrebbero portati avanti. Sono certo che, da oggi, tra l'altro, almeno a Roma anche i treni viaggeranno in orario”. “Perciò, rialzati Italia! Ora finalmente saremo liberi di poter fare ciò che vogliamo. Non pagheremo più quelle stupide tasse che su di noi hanno tanto pesato, non sottostaremo più al potere dei Giudici che da sempre cercano di ostacolarci, non tollereremo più la presenza barbarica di stranieri sul nostro territorio. Dunque gioite con me e ricordate: “Meno male che Silvio c'è”. Debbo precisare che l'autore si chiama Enrico Remondino e che io non c'entro con le sue idee sovversive. Sono soltanto un papà lontano che ha ceduto alla tentazione del “nepotismo” perché stupito. Del figlio e della scuola. Enrico, per fortuna, non vuol fare il giornalista. Forse tanti Enrico/e assieme potranno rifare l'Italia. | | |
 Benedetti interessi
don Farinella: Berlusconi sale al Vaticano e il papa scende a palazzo Chigi di don Paolo Farinella
Il sogno berlusconiano si è compiuto: sulla via del monte Quirinale, il governo peggiore della storia italiana ha ricevuto la Cresima, officiante papa Benedetto XVI. Che clima primaverile e bucolico! Solo Virgilio avrebbe potuto celebrare l’idillio amoroso aggiungendo una undicesima bucolica alle dieci già esistenti. Che aria distesa! Se si chiudeva l’audio della tv (di Stato) era facile immaginare Melibeo e Titiro che descrivono il dolce tramonto romano, mentre umile e gaio si eleva nel terso cielo dell’Urbe il fumo dei camini! Che « clima cioioso» e festante per la nuova èra italo-vaticana. Il Tevere è ora biologico e le sue acque si possono bere tranquillamente senza più pericolo. La consacrazione e l’incoronazione hanno avuto successo e tutti vissero felici e contenti per la perfetta sintonia di vedute tra Governo e Vaticano. Firmate le transazioni economiche ancora sospese, come le scuole private, rimosso ogni sospetto di autonomia dello Stato, seppellita la nozione stessa di laicità, non ci resta che farci tutti preti e suore e finire gli ultimi giorni in convento o in sacrestia.
Berlusconi, dunque, è apparso al papa in tutta la lunghezza della sua piccola statura (dicono le cronache che per l’occasione abbia rinforzato i tacchi), fiato trattenuto per esprimere i pettorali, segno deciso di un governo decisionista. Come in tutti gli idilli, c’è un «però»: nessuno, però, si fidava del capo Narciso per lasciarlo solo col papa. Per la prima volta nella storia bimillenaria della diplomazia vaticano, il presidente italiano del consiglio dei ministri è accompagnato e assistito, anche durante l’udienza privata, da Gianni Letta, il cardinale Richelieu del caso. Tutti avevano paura del Narciso e delle sue solite gaffes. Il papa temeva che lo abbracciasse e dichiarasse di essere suo convivente di fatto. La curia aveva paura che si sedesse al posto del papa e si auto-proclamasse «Dio che manda in missione i suoi apostoli di partito». La casa pontificia che si travestisse da papa e presentasse il Benedetto come suo autista, oppure che scambiasse qualche prelato effeminato per una donna e la «distendesse» lì nei sacri palazzotti. Era necessario che l’uomo fosse guardato a vista con un cane da guardia accanto. Dicono le indiscrezioni che Gianni la Guardia avesse uno spillone per prevenire e, extrema ratio, una pistola da tasca per farlo fuori in caso di irreparabile necessità. Tutto però è andato bene: per il papa che ha ricevuto le chiavi del governo d’Italia, per Berlusconi che ha visto pompare il suo «super-ego» insaziabile, per tutti tranne che per l’Italia che ora dovrà pagare i conti a saldo.
Apprendiamo con compunto interesse che il cane da guardia, Mons. Gianni (per gli amici e la Segreteria di Sato), è stato insignito delle infule di «Gentiluomo di Sua Santità». Ora sappiamo che non vi sono solo atei devoti, ma anche atei gentiluomini di là e di qua dal Tevere. Questa nomina è significativa perché esprime una duplice fedeltà: il Gentiluomo del papa è anche sottosegretario del presidente del consiglio. A molti è sfuggita la mossa: ora a Palazzo Chigi governa Berlusconi che è governato dal Gianni-Richelieu, che è nominato Gentiluomo dal papa per conto del quale governa il governo delle banane. Las sua prossima nomina sarà: cardinale di Santa Ratzingheriana Chiesa.
Ci sentiamo completamente estranei a questa euforia e a questa, almeno per noi, invereconda sceneggiata: un papa che consacra un uomo come Berlusconi sarà certamente un capo di Stato che fa i suoi interessi, ma cessa di essere un Pastore (anche tedesco) in difesa del bene comune del suo popolo.
Eppur si muore
"Si è trattato di una perdita d'acqua nel circuito di raffreddamento della centrale, non di una fuga radioattiva". Se fosse diagnosi dell'idraulico intervenuto per l'infiltrazione nel condominio la sistemiamo, ma siccome la notizia ce l'ha data A. Stritar, capo dell'ente sloveno per la sicurezza nucleare riferendosi alla centrale a poco più di 100km. da Trieste, la faccenda cambia. Il raffreddamento è la prima garanzia di protezione del nocciolo radioattivo: è un soggetto irascibile, il più impercettibile sbalzo di temperatura innesca esponenziali concatenanti guai, Chernobyl docet. Da quella vetusta centrale molto si è imparato, tant’è che solo l’ulteriore contenitore di protezione evitò a Three Mile Islands medesima sorte e la stessa centrale di Krsko nel 2000 si dotò di due nuovi generatori di vapore da raffreddamento per supplire ai vecchi incrinati e disperdenti radionuclidi nell’atmosfera, tuttavia tornando all’acqua perduta che è radioattiva -non scordiamocelo- dov’è finita? A Chernobyl i morti e i contaminati apparvero subito, non ci consola sapere che le nuove centrali ce li servano più lentamente.
Ricercatori americani rilanciano i benefici dell'entomofagia Molti insetti hanno pochi grassi e abbondano di proteine *"Mangiate pure ragni e cavallette sono gustosi e molto nutrienti"* La Fao: "Ci vorrà del tempo, è solo una questione di abitudine". /di MARCO STEFANINI/ MANGIARE insetti fa bene alla salute. Suona quasi come un appello quello che arriva da un gruppo di ricercatori dell'università statale dell'Ohio, secondo i quali l'"Occidente sbaglia a snobbare questo genere di alimento". Non solo: anche la Fao ha recentemente tenuto una conferenza per sostenere e difendere i benefici dell'entomofagia. Secondo i ricercatori americani, l'uomo potrebbe tranquillamente nutrirsi di ragni e cavallette: "Buoni e saporiti, forniscono un elevato apporto nutriente". L'elenco degli animali che non riescono ad arrivare su un piatto occidentale è lungo: dalle formiche, alle vespe e persino ai maggiolini. Tutti costituiscono un'importante risorsa alimentare per l'uomo. Se il loro consumo prendesse piede, non solo si riuscirebbe a limitare l'uso di pesticidi, ma si ridurrebbe notevolmente l'impatto dell'uomo sulla catena alimentare. "Gli insetti sono uno degli alimenti più¹ buoni, prelibati e al tempo stesso sottoutilizzati al mondo", dice David George Gordon, un naturalista di Seattle, che aggiunge: "La nostra cultura è una delle poche che si rifiuta di introdurli nell'alimentazione tradizionale: forse siamo noi ad essere sbagliati". Un vero peccato, dicono gli esperti, visto che questi animali contengono moltissime proteine e, soprattutto, hanno meno grassi saturi e colesterolo, rispetto alle carni "tradizionali". Per il professor Gene DeFoliart, dell'università del Wisconsin, gli insetti conducono un'esistenza "salubre", a livello di scelta dell'habitat e del cibo da consumare. Gli scienziati dell'università del Messico hanno catalogato 1700 specie di insetti, scoprendo che gli scarafaggi vengono "scartati" dalle cucine di 113 Paesi. In 90 Paesi, invece, si consumano 1400 specie di insetti e vermi: si trovano in prevalenza in Africa, America Latina e Asia. Nei ristoranti messicani, tanto per fare un esempio, un piatto di larve di una farfalla gigante, viene venduto a circa 15 euro. Ed è anche considerato una prelibatezza. In Papua Nuova Guinea, invece, vanno molto i vermi che vivono nel sago (un albero che rappresenta la loro principale forma di sostentamento). Le formiche sono popolari in Colombia, mentre in Giappone l'imperatore Hirohito era un appassionato di vespe, consumate con il riso. E ancora. Quando in Thailandia i pesticidi non riuscivano più a contenere l'espansione delle locuste, il governo si rivolse ufficialmente ai cittadini: "Mangiatele". Per aiutarli, distribui¬ una guida su come cucinarle e consumarle nel migliore dei modi possibili. La scelta si rivelò fortunata: l'invasione di questi insetti venne frenata. Adesso, nello stesso Paese i contadini sono arrivati a piantare grano al fine di attirare le locuste, catturarle e rivenderle nei mercati. Un'opzione, sempre in Tailandia, è offerta dal baco della seta o dalle cimici giganti d'acqua, bollite o fritte: anche queste trovano il consenso dei palati locali. Altri piatti: fagottino di termiti (Africa), bruchi fritti (preparati secondo una ricetta boscimane), farfalle del Madagascar in pastella, tartina di cimici (ricetta mediorientale). La Fao, comunque, non si dà per vinta: "Ci vorrà del tempo, è¨ solo una questione di abitudine". (/3 giugno 2008/
 | NAZIROCK | May 30, '08 4:59 PM for everyone |
ntervista di Stefano Corradino con Claudio Lazzaro, regista del film Nazirock - da www.articolo21.infoPoche settimane fa Verona e Viterbo. Negli ultimi giorni Roma: dal Pigneto all'Università La Sapienza. Gli episodi di intolleranza dilagano. “Quando una parte della destra radicale viene sdoganata politicamente molti si sentono autorizzati e compiono gesti che probabilmente prima non avrebbero fatto”. Lo afferma ad Articolo21 il giornalista regista Claudio Lazzaro, autore del film Nazirock, che le sale cinematografiche non hanno proiettato per paura di ritorsioni. E che anche le librerie nascondono. Ieri sera ha proiettato la pellicola nel quartiere Garbatella di Roma di fronte ad una platea gremita di giovani. Nel suo film, tra i personaggi descritti c'è Martin Avaro, uno dei protagonisti del grave episodio di ieri all'Università La Sapienza.
Ieri sera sera hai proiettato nel quartiere della Garbatella di Roma il tuo film Nazirock. Da Verona a Viterbo, dal Pigneto agli scontri di ieri all'Università La Sapienza. C'è un fil rouge, anzi un fil noir che lega questi avvenimenti? C'è un clima preoccupante. E le aggressioni continue di questo periodo trovano purtroppo un terreno fertile anche da un punto di vista politico. Che viene da lontano e riguarda varie città nel nord e nel sud e nel Paese. Pensiamo a Verona: ero lì a proiettare il mio film. Tre proiezioni in un giorno in una città in cui il sindaco, Tosi, voleva mettere nell'Istituto Storico per la Resistenza un personaggio come Andrea Miglioranzi, ultrà dello stadio condannato a tre mesi di galera per istigazione razziale e tra i leader del gruppo “Nazirock”. In un posto dove il leghismo più estremista si intreccia con la destra più radicale tutto purtroppo diventa possibile....
C'è una latente accondiscendenza politica dietro queste forme di intolleranza? Nessun esponente politico dell'attuale governo ha spinto i giovani in questa direzione. E molti a cominciare dal neo sindaco di Roma hanno preso formalmente le distanze, stigmatizzando ad esempio l'episodio del Pigneto. Ma non ci dimentichiamo che, sebbene abbia fatto ammenda lo stesso Alemanno ha una storia giovanile di militanza in ambienti non propriamente pacifici e tolleranti… Con ciò non voglio dire che siano stati "aizzati" ma che nel momento in cui una parte della destra radicale viene sdoganata politicamente molti si sentono autorizzati e vengono allo scoperto e compiono gesti che probabilmente prima non avrebbero fatto.
Un clima che impensierisce gli stessi distributori del film. Nazirock ha avuto seri problemi a passare nelle sale… Non è stato praticamente possibile diffonderlo al cinema per le diffide arrivate da Forza Nuova. D'altronde quando un esercente riceve una diffida legale da qualcuno che è stato condannato a sei anni e mezzo per banda armata capisco che si preoccupi. Fortunatamente il film ha avuto anche una distribuzione in libreria ma io volevo raggiungere un gruppo di giovani meno preparati, che magari le librerie non le frequentano. Quelli che possono essere vittima di queste trappole ideologiche che dovrebbero essere pattumiere della storia. In ogni caso perfino le librerie hanno paura di esibire Nazirock e lo nascondono. C'è gente che ha dovuto chiedere per dieci minuti il film prima di vederselo consegnare…
Uno dei giovani di Forza Nuova responsabile delle aggressioni all'università di Roma era uno dei protagonisti del tuo film. Sì, è il federale di Roma est Martin Avaro, già coinvolto lo scorso anno nell'inchiesta sul raid avvenuto nel parco di Villa Ada a giugno.
Hai scritto un editoriale sul nostro giornale on line dal titolo “Come piazzare un giornalista nel mirino delle squadre fasciste”. Sei preoccupato? Mi preoccupa molto. Tre giorni fa è apparso su YouTube un video che si presenta e si firma col marchio di Forza Nuova. Boicotta Nazirock, è il titolo di testa, su sfondo blu brillante. Poi, con un montaggio di testi e immagini, si cerca di smontare il complotto che avrei ordito contro Forza Nuova. Secondo il video, il grande striscione che si vede nel mio film, sventolato da un gruppo di giovani a braccio teso nel corso del raduno di Forza Nuova, sarebbe un falso: sarei stato io a modificarlo in sede di montaggio per diffamare e infangare il partito di Roberto Fiore. Darmi del falsario, dipingermi come un infame in un clima come questo ti fa diventare un bersaglio. Nella migliore delle ipotesi è un atteggiamento irresponsabile. Nella peggiore un atto di squadrismo.
Articolo21, nella sua campagna contro la mafia ha lanciato il tema della “scorta mediatica”, come uno degli strumenti principali da adottare per isolare la criminalità. Vale solo per chi combatte la mafia o pensi che sia fondamentale che i media diano più voce anche a coloro che contrastano fenomeni di recludescenza neofascista? La cosa più importante è che i media rappresentino questi fenomeni senza minimizzare . Non per fare antifascismo ma per fare informazione onesta. Per questo dalla stampa non mi sento né protetto né abbandonato. E non chiedo che si discuta di più del mio film. Vorrei che si parlasse di questo contesto sociale dove stanno dilagando intolleranza e aggressività. Purtroppo devo constatare che la tv ha scarsa attenzione su questi temi.
Manifesto fascista risalente alla guerra d'Etiopia La scritta recita: Armamenti. Ecco l'arma più opportuna.Sulla prima pagina di Repubblica di Giovedi scorso erano annunciati, nel sottitolo e a grossi caratteri cubitali, "limiti ai matrimoni misti" nell'ambito del nuovo "pacchetto sicurezza" voluto dal governo. E' la seconda volta che un quotidiano rilancia simili avvertimenti alle aspiranti coppie procreatrici di "bastardi" in Italia: nel 2005, infatti, "La Stampa" di Torino - riprendendo la fatwa dei Vescovi - aveva titolato: "Italiani, non sposate gli islamici". Niente allarmismo, per carità: ancora non c'è nulla di paragonabile alle leggi razziali del 1938, dove "L'ufficiale dello stato civile, richiesto di pubblicazioni di matrimonio, è obbligato ad accertare, indipendentemente dalle dichiarazioni delle parti, la razza e lo stato di cittadinanza di entrambi i richiedenti" o che sanciscono che "Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni" di una determinata razza o cittadinanza.
Ma siccome da qualche parte si deve pur incominciare, non sono mancati - in tempi recenti - casi di sindaci che vietano i matrimoni in caso di mancanza del permesso di soggiorno di uno dei coniugi, che sottopongono questi ultimi a esami di lingua o che escludono gli studenti extracomunitari dalle borse di studio. Non parliamo poi del "Commissario Speciale dei Rom" o della "Questione islamica", termini che evocano i tempi bui degli "Specialisti della Questione ebraica". E' proprio partendo da queste premesse, che si può legittimamente pensare all'introduzione di misure più draconiane nella "lotta" contro i clandestini. D'altronde il titolo principale di Repubblica era altamente evocativo: "Clandestini e rifiuti. Pugno di Ferro". Come se i clandestini dovessero essere smaltiti e - perché no? - inceneriti al pari dei sacchetti della spazzatura.
In questo indovinello non vi sono trabocchetti ma solo logica.
In una strada vi sono 5 case dipinte in 5 colori differenti.In ogni casa vive una persona di differente nazionalità. Ognuno di loro beve una differente bevanda ,fuma una differente marca di sigarette e tiene un animaletto differente.
DOMANDA:
A CHI APPARTIENE IL PESCIOLINO ROSSO?
INDIZI:
L'INGLESE VIVE IN UNA CASA ROSSA LO SVEDESE HA UN CANE IL DANESE BEVE THE LA CASA VERDE E' A SINISTRA DELLA CASA BIANCA IL PADRONE DELLA CASA VERDE BEVE CAFFE' LA PERSONA CHE FUMA PALL MALL HA GLI UCCELLINI IL PADRONE DELLA CASA GIALLA FUMA SIGARETTE DUNHILL'S L'UOMO CHE VIVE NELLA CASA CENTRALE BEVE LATTE IL NORVEGESE VIVE NELLA PRIMA CASA L'UOMO CHE FUMA BLENDS VIVE VICINO A QUELLO CHE HA I GATTI L'UOMO CHE HA I CAVALLI VIVE VICINO ALL'UOMO CHE FUMA LE DUNHILL'S L'UOMO CHE FUMA LE BLUE MASTER BEVE BIRRA IL TEDESCO FUMA LE PRINCE IL NORVEGESE VIVE VICINO ALLA CASA BLU L'UOMO CHE FUMA LE BLENDS HA UN VICINO CHE BEVE ACQUA
ALBERT EINSTEIN SCRISSE QUESTO INDOVINELLO AGLI INIZI DEL 900. DISSE CHE IL 98% DELLA POPOLAZIONE NON SAREBBE STATA IN GRADO DI RISOLVERLO.
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